I centri storici minori delle aree interne tra valorizzazione e restanza

  • Emanuela Coppola Università degli Studi di Napoli Federico II

Abstract

I centri storici minori delle aree interne tra valorizzazione e restanza Quasi tredici milioni di persone continuano ad abitare le aree interne. Resistono1. Tra isolamento e spopolamento, mancanza di servizi pubblici di prima necessità come scuole (diritto allo studio), trasporti e sanità (diritto alla salute) che si aggiungono alla atavica mancanza di lavoro. Resistono a  I centri storici dei comuni delle aree interne conservano ancora − nella loro unicità − un indiscusso valore ambientale e storico testimoniale. Quasi sempre questi tessuti storici hanno perso la loro funzione principale di luogo di attività di servizio e di artigianato (fino alla fine degli anni Settanta rappresentavano il cuore pulsante delle comunità locali). Il paper vuole ripercorrere le politiche per la valorizzazione delle aree interno con un occhio particolare alla salvaguardia e valorizzazione dei centri storici minori, doverosa per tramandare alle future generazioni un patrimonio storico-identitario che abbiamo ereditato e che rappresenta nella sua unicità un valore culturale non negoziabile. Di fatti è importante avviare un’azione di riconoscimento concreto di tali tessuti alla luce delle opportunità che si intravedono nel campo dell’edilizia, della digitalizzazione e in un auspicabile miglioramento dei servizi alla persona. Tali opportunità rappresentano la necessaria base di supporto anche per tutte quelle azioni di contorno (performance artistiche, tour esperienziali, ecc.) che generalmente vengono erroneamente considerate strutturanti per una vera rivitalizzazione dei centri storici minori delle aree interne.

Parole chiave: centri storici minori, aree interne, politiche, abbandono, valorizzazione

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Pubblicato
2023-07-31
Come citare
CoppolaE. (2023). I centri storici minori delle aree interne tra valorizzazione e restanza. BDC. Bollettino Del Centro Calza Bini, 23(1), 51-61. https://doi.org/10.6093/2284-4732/10469