Ermafrodito amoroso e ragione senza genere: Tullia d’Aragona e Benedetto Varchi nel “Dialogo dell’infinità d’amore”

  • Luca D’Ascia Scuola Normale Superiore di Pisa
Parole chiave: cultura femminile, aristotelismo, Rinascimento, amor platonico, dialogo

Abstract

In questo contributo si esamina da diversi punti di vista il Dialogo dell’infinità d’amore della cortigiana cinquecentesca Tullia d’Aragona e il suo contesto storico. La ricostruzione muove dalla premessa di una collaborazione fra la scrittrice e l’esperto letterato Benedetto Varchi che inserisce organicamente la promozione culturale della donna in un ambizioso disegno di divulgazione filosofica in volgare toscano. L’immagine della femina docta trasmessa dal Dialogo viene confrontata con il modello contemporaneo e concorrente del Dialogo d’amore di Sperone Speroni, maestro del Varchi ma anche suo implicito termine di riferimento polemico. Mentre in questo testo la donna appare relegata a un livello inferiore di irrazionalità amorosa, il Dialogo dell’infinità d’amore assicura al personaggio “Tullia” una notevole autonomia come soggetto raziocinante. Si considera poi il ruolo di Girolamo Muzio, editore del Dialogo, in rapporto alla raccolta di Rime della poetessa di cui si esamina la collocazione nel dibattito religioso in corso e la presa di distanza dalle tendenze “evangeliche” e filoprotestanti. Si discute successivamente la posizione del Dialogo dell’infinità d’amore nell’ambito dell’aristotelismo in volgare del primo Cinquecento, con le sue opposte tendenze alessandriste, averroiste o platonizzanti, e ai dibattiti speculativi sull’infinito e l’immortalità dell’anima, constatando il gioco delle parti fra gli interlocutori che consente di evitare conclusioni eterodosse. Si dedica infine un’ampia analisi ai Dialoghi d’amore di Leone Ebreo come fonte principale del testo di Tullia e di Varchi, tenendo conto di una fondamentale differenza di registro che riconduce il misticismo intellettuale dell’autore sefardita a una misura più terrena e mondana.

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Biografia dell'Autore

Luca D’Ascia, Scuola Normale Superiore di Pisa

Luca d’Ascia è nato a Roma il 19 settembre 1964 ed ha studiato storia moderna e letterature comparate presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e l’Università di Heidelberg. Ha insegnato lingua e cultura italiana presso l’Università di Bielefeld ed è attualmente ricercatore della Scuola Normale. Ha dedicato numerosi studi alla cultura rinascimentale, fra cui ricordiamo: Erasmo e l’umanesimo romano, Firenze, Olschki 1991; Il Corano e la tiara. L’epistola di Enea Silvio Piccolomini (papa Pio II) a Maometto II sultano dei Turchi, Bologna, Pendragon 2001; Cuerpo e imagen en el Renacimiento, Medellín, Editorial Universidad de Antioquia 2003; Machiavelli e i suoi interpreti, Bologna, Pendragon 2006, nonché l’edizione critica bilingue delle Intercenali di L. B. Alberti in collaborazione con Franco Bacchelli (Bologna, Pendragon 2003). Recentemente ha pubblicato un’edizione critica bilingue con traduzione italiana dei Colloquia di Erasmo da Rotterdam (Torino, Loescher, 2017). In ambito contemporaneo si è dedicato a temi attinenti all’estetica dell’immagine e alla rappresentazione della diversità culturale. Fra le sue pubblicazioni in questo settore si segnalano la monografia La lingua scritta della realtà. Studi sull’estetica di Pier Paolo Pasolini (Bologna, Pendragon, 2012), il volume collettivo Il nemico di casa. Diversità culturale e conflitto politico, Bologna, Pendragon 1999 e Tessendo la voce. Letteratura indigena contemporanea in Chiapas. Antologia e saggio critico, Roma, Aracne, 2009.

Pubblicato
2020-12-21
Come citare
D’Ascia, L. (2020). Ermafrodito amoroso e ragione senza genere: Tullia d’Aragona e Benedetto Varchi nel “Dialogo dell’infinità d’amore”. SigMa - Rivista Di Letterature Comparate, Teatro E Arti Dello Spettacolo, (4), 461-505. https://doi.org/10.6093/sigma.v0i4.7496
Fascicolo
Sezione
Sezione monografica II