“In the second person plural”: Climate Change, romanzo e poesia in “10:04” di Ben Lerner

  • Fabrizio Maria Spinelli Alma Mater Studiorum - Università di Bologna / Università dell’Aquila
Parole chiave: Letteratura dell’Antropocene, eco-fiction, Amitav Ghosh, Ben Lerner, 10:04

Abstract

Secondo la tesi portata avanti da un fortunato libro di Amitav Ghosh (The Great Derangement), il cambiamento climatico eccederebbe per sua stessa natura il territorio del romanzo moderno, ponendo in primo piano quello che la narrativa, dal XIX secolo in poi, ha relegato su uno sfondo sgranato: l’inaudito. L’ascesa del romanzo segna infatti la vittoria del probabile e del verosimile ai danni dello straordinario, relegato negli scompartimenti meno nobili della letteratura. Il romanzo, quindi, procederebbe a una vera e propria ‘razionalizzazione’ del mondo. Ciò spiega, nella lettura di Ghosh, il motivo per cui la narrativa ‘seria’ non affronti, se non tangenzialmente, il problema del cambiamento climatico: esso risulta centrale soltanto nella letteratura di genere. Più che caratterizzata dal “trauma dell’assenza di trauma” (Giglioli), la nostra epoca risulta piuttosto incapace di registrare gli eventi traumatici che le occorrono, di farne esperienza attraverso la letteratura. Questa è, in fondo, la Grande Cecità di cui parla Ghosh: una crisi dell’immaginazione per cui l’arte e la letteratura divengono strumenti utili a insabbiare la realtà che circonda l’uomo contemporaneo.
Sulla base di una simile prospettiva, il mio intento è quello di vedere come due eventi straordinari quali l’uragano Irene e, soprattutto, l’uragano Sandy, siano raccontati da uno dei romanzi che più hanno segnato l’ultimo decennio, ossia 10:04 di Ben Lerner. Nel primo caso il narratore avverte il mondo farsi alieno (demondificarsi, direbbe Heidegger) con l’approssimarsi dell’uragano, descrivendo le forme attraverso cui la pressione del “mondo-in-sé”, del grande Altro proveniente dall’esterno, del non-umano, modifica le proprie percezioni e la gestione dello spazio e del tempo dell’intera collettività. Nel secondo caso la forza dell’uragano Sandy sembra impattare sulle stesse strutture romanzesche di 10:04, facendo collassare la narrazione in una sorta di lungo poema.
La tesi di fondo del mio articolo è perciò che il ricorso alla poesia sia particolarmente funzionale a supplire i limiti della forma romanzo: non sono la poesia è sempre rimasta permeabile, anche in età moderna, al meraviglioso e all’impossibile (se il probabile è il terreno del romanzo, lo stato d’eccezione è molto spesso quello della poesia), ma è anche il campo in cui l’effetto referenziale e mimetico della letteratura è sospeso.

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Biografia dell'Autore

Fabrizio Maria Spinelli, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna / Università dell’Aquila

Fabrizio Maria Spinelli, laureato all’Università di Torino con una tesi sulla ricezione in area anglofona dell’opera di Giacomo Leopardi (relatore Giorgio Ficara, correlatrice Sabrina Stroppa), attualmente è iscritto a un dottorato di ricerca presso l’Università di Bologna/L’Aquila (in Letterature, Lingue e Culture Moderne, XXXIV ciclo, settore disciplinare di ricerca L-FIL-LET/14, tutor Federico Bertoni, co-tutor Stefano Colangelo).

Pubblicato
2021-12-20
Come citare
SpinelliF. M. (2021). “In the second person plural”: Climate Change, romanzo e poesia in “10:04” di Ben Lerner. SigMa - Rivista Di Letterature Comparate, Teatro E Arti Dello Spettacolo, (5), 115-139. https://doi.org/10.6093/sigma.v0i5.8757
Fascicolo
Sezione
Sezione monografica