Case, caserme, cimiteri e birrerie. Lo spazio fuor-di-trincea nella letteratura della Grande Guerra

  • Mimmo Cangiano Colgate University
Parole chiave: Grande Guerra, trincea, trauma, nazionalismo, tecnologia

Abstract

La rappresentazione della vita nelle trincee durante la Prima guerra mondiale ha sempre rappresentato uno dei luoghi cardine del ’900 per ciò che concerne la figurazione del trauma, caratterizzandosi quasi, a partire dalle pagine famose di Benjamin, come manifestazione epitomica del trauma stesso. Dalle prime descrizioni narrative (Barbusse, Remarque, ecc.) fino alle più attente ricostruzioni storiografiche (a cominciare da Leed e Fussell), la trincea ha fatto da correlativo metaforico dell’ingresso in una modernità – il ’900 – da subito posta sotto l’egida proprio del trauma.
Il mio intervento, pur non trascurando l’approccio allo spazio topico del primo conflitto mondiale, intende però, in ottica comparativa, concentrarsi su quell’elaborazione del trauma che ha luogo, narrativamente, in una serie di luoghi laterali rispetto alla trincea stessa, evidenziando come tale spostamento spaziale sia servito, agli autori in questione, per riflettere sull’indicibile che la trincea comunicava loro, cioè appunto per elaborare quel trauma connesso alla nuova, tecnologica e taylorizzata, natura del conflitto in corso. Gli spazi altri dalla trincea sono cioè venuti a rappresentare il luogo, pur con la trincea in stretto rapporto dialettico, all’interno del quale riflettere su quanto in trincea stava accadendo. Farò notare innanzitutto come la scelta del luogo altro in questione non sia mai casuale, ma sia invece sempre allegoricamente fatta per suggerire un’interpretazione del conflitto in corso: dalla birreria di Remarque al bordello udinese di Soffici, dalla caserma di Stanghellini al cimitero del Drieu La Rochelle di La comédie di Charleroi, dalle case abbandonate dei contadini in cui il giovane Ernst Jünger ritrova oggetti ormai, a contatto con la nuova realtà, privi di qualsivoglia valore, alla strada su cui le truppe fuggono in La rivolta dei santi maledetti di Malaparte. In seconda battuta spiegherò come tanto il luogo scelto per l’elaborazione del trauma quanto gli accadimenti lì narrati, siano strettamente correlati al giudizio dall’intellettuale espresso riguardo tanto al conflitto stesso quanto alle modalità della sua conduzione, militare e ideologica.

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Biografia dell'Autore

Mimmo Cangiano, Colgate University

Mimmo Cangiano insegna presso la Colgate University. Ha insegnato alla Hebrew University of Jerusalem ed è stato Lauro De Bosis Postodoctoral Fellow ad Harvard University. Ha pubblicato i volumi L’Uno e il molteplice nel giovane Palazzeschi (Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2011); La nascita del modernismo italiano (1903-1922). Filosofie della crisi, storia e letteratura (Macerata, Quodlibet, 2018), e The Wreckage of Philosophy. Carlo Michelstaedter and the Limits of Bourgeois Thought (Toronto, University of Toronto Press, 2019); e saggi dedicati a Pirandello, Papini, Soffici, Prezzolini, Boine, Michelstaedter, Slataper, Malaparte, Sanguineti, Ginzburg, Wu Ming, Sorrentino e al primo ’900 austriaco (oltre che alcuni lavori su Gramsci e sul giovane Lukács) su alcune delle più importanti riviste italiane, inglesi e statunitensi.

Pubblicato
2021-12-20
Come citare
CangianoM. (2021). Case, caserme, cimiteri e birrerie. Lo spazio fuor-di-trincea nella letteratura della Grande Guerra. SigMa - Rivista Di Letterature Comparate, Teatro E Arti Dello Spettacolo, (5), 25-45. https://doi.org/10.6093/sigma.v0i5.8783